Di Emanuel Baroz
Dopo il sisma di magnitudo 6 sulla scala Richter che ha colpito la provincia di Elazig, nella Turchia orientale, Ankara ha respinto un’offerta di assistenza arrivata da Israele.
E’ quanto si legge sul sito Ynet, in cui si precisa che dopo il terremoto il ministro israeliano della Difesa Ehud Barak aveva dato istruzioni all’apparato della Difesa affinche’ mettesse a punto un piano di assistenza e aiuti per la Turchia.
Dall’ufficio di Barak hanno poi fatto sapere che la Turchia ha risposto di non aver bisogno di assistenza in questa fase. Il sisma, secondo l’ultimo bilancio, ha causato la morte di almeno 57 persone. In passato Israele aveva contribuito alle operazioni di soccorso in Turchia in seguito a calamita’ naturali.
Il gelo nelle relazioni tra lo Stato ebraico e Ankara e’ calato nel dicembre del 2008, dopo che Israele ha lanciato l’operazione Piombo fuso contro la Striscia di Gaza, controllata dal movimento di resistenza islamico Hamas. Dopo l’avvio dell’offensiva si sono bloccati anche i colloqui di pace indiretti tra Israele e Siria con la mediazione della Turchia.
Nella foto: un villaggio turco raso suolo dal terremoto
Bruxelles, 10 mar. (Apcom) - L'Unione europea "condanna" il progetto annunciato ieri dal ministero dell'Interno israeliano per la costruzione di 1.600 nuove case a Gerusalemme Est, secondo un comunicato diffuso oggi. Anche gli Usa hanno criticato la decisione israeliana, e il vice presidente americano Joe Biden, in visita nella regione per tentare di rilanciare il processo di pace, ha detto che passi di questo tipo "minano la fiducia" necessaria per la ripresa del negoziato.
Berlino, 10 mar. (Ap) - La conferenza dei vescovi tedeschi condurrà un'inchiesta sulle accuse di violenze sessuali e maltrattamenti commessi in istituzioni cattoliche in Germania. Lo ha annunciato il vescovo Karl Juesten, responsabile delle
relazioni tra i vescovi cattolici tedeschi e il governo di
Berlino, spiegando la conferenza episcopale esaminerà l'insieme dei casi di maltrattamenti e sevizie sessuali finora denunciati.
Roma, 10 mar.(ApApcom) - In occasione del 51esimo anniversario della rivolta del 10 marzo 1959 contro la presenza cinese in Tibet, il Dalai Lama ha accusato le autorità cinesi di voler "sradicare il Buddismo" dal Tibet. In particolare il capo spirituale dei tibetani ha accusato Pechino di condurre una campagna di "ri-educazione patriottica" nei monasteri. "Riducono i monaci e le monache a vivere in condizioni simili alla prigionia, privandoli della possibilità di studiare e di praticare in pace", ha affermato prima di aggiungere: "Così stando le cose, i monasteri possono essere equiparati a dei musei, concepiti per annientare deliberatamente il Buddismo". "Che il governo cinese lo riconosca o meno, vi è un grave problema in Tibet, evidenziato come tutti sanno, dalla presenza nel Paese di una ingente forza militare", ha aggiunto ancora il Dalai Lama nel suo tradizionale discorso che rivolge ogni anno ai tibetani, in occasione dell'anniversario della pacifica insurrezione del popolo tibetano contro la repressione comunista cinese del '59.
Bruxelles, 10 mar. (Apcom) - Il Comitato permanente dei rappresentati dei Ventisette presso l'Ue (Coreper) ha raggiunto un'intesa, oggi a Bruxelles, sull'inserimento del tonno rosso nella lista delle specie minacciate per cui sono vietati la pesca industriale e il commercio internazionale (allegato 1 della Convenzione Cites). L'accordo è stato approvato a maggioranza qualificata, con l'opposizione, in particolare, di Malta.
Roma, 10 mar. (Apcom) - Margherita Boniver, inviata speciale del ministro degli Esteri Franco Frattini per le emergenze, ha incontrato a Ouagadougou il presidente del Burkina Faso, Blaise Compaorè, il quale ha garantito la "totale collaborazione" del suo paese per risolvere la questione degli ostaggi italiani, Sergio Cicala e Philomene Kaborè, rapiti in Mauritania il 19 dicembre scorso dal gruppo Al Qaida nel Maghreb islamico.
http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90
di Luciano Tas

Churchill con Roosevelt
Con questo titolo Le Nouvel Observateur del 4 marzo presenta un servizio su quello che nel corso della seconda guerra mondiale gli anglo-americani avrebbero omesso di fare per impedire la Shoah o quanto meno per mitigarne gli effetti.
A dire il vero il tema era già stato più volte e ampiamente trattato a livello di storici e di giornalisti. Né sembra che gli autori portino elementi nuovi atti a chiarire meglio l’atteggiamento degli angloamericani di fronte allo Sterminio annunciato e poi in atto.
L’occhiello del servizio dice “Roosevelt e Churchill davanti al tribunale della Storia”. Ma gli elementi di questo “processo” sono gli stessi di sempre.
I rapporti sulla sorte degli ebrei polacchi caduti nelle mani dell’invasore tedesco giungevano sulla scrivania di Churchill fino dal 12 settembre 1941, a pochi giorni dalla proditoria aggressione tedesca alla Polonia. In una sintetica nota di quel giorno dei Servizi segreti britannici – riferisce Le Nouvel Observateur – si ha la “prova decisiva di una politica di intimidazione selvaggia, se non addirittura di uno sterminio definitivo” dei tre milioni di ebrei polacchi.
Si trattava però più di informazioni e voci raccolte dagli 007 inglesi che di prove concrete. Voci e informazioni che erano probabilmente (e per il momento) una deduzione tratta dalle misure prese in Germania contro gli ebrei a partire dall’avvento del nazismo al potere, misure culminate nella Notte dei Cristalli del 9 novembre 1938 con i primi pogrom organizzati dal governo tedesco contro gli ebrei in varie città della Germania: saccheggi, violenze, arresti, omicidi.
Per i negozi di proprietà di ebrei, svuotati, dati alle fiamme, distrutti (per i vetri fatti a pezzi la notte dei pogrom è diventata nota come la Notte dei Cristalli), le società di assicurazione erano state costrette a pagare gli indennizzi, ma non alle vittime, bensì allo Stato nazista. Agli ebrei veniva invece inflitta una multa miliardaria.
Si poteva dunque immaginare quale sarebbe stato il destino degli ebrei dei territori occupati da Hitler. Immaginare sì, saperlo no. La caccia agli ebrei era già cominciata, ma i ghetti, le uccisioni di massa, le camere a gas, i campi di sterminio erano di là da venire. Questo gli inglesi e gli americani non potevano immaginarlo perché la Shoà resta ancora nella storia dell’umanità un evento senza precedenti e quindi allora inimmaginabile.
Persino gli ebrei americani, che in buona parte avevano manifestato contro l’entrata in guerra degli USA, almeno fino a quel 21 giugno del 1941 quando Hitler attaccò a sorpresa il suo ex amico e alleato Stalin invadendo la Russia, persino gli ebrei americani non sapevano quanto stava accadendo nella parte di Polonia occupata dai tedeschi.
E’ vero però che gli Alleati e il Vaticano erano al corrente che lo sterminio degli ebrei in Polonia era già in corso in forme per così dire “artigianali”: lo sterminio in forma “industriale” sarebbe incominciato più tardi, dopo quel 20 gennaio del 1942 a Wannsee (vedi il verbale ufficiale redatto da Eichmann) che “ufficializzò” la Shoà.
Le Nouvel Observateur offre un’ampia documentazione a sostegno della tesi che gli Alleati sapessero, così come sapeva il Vaticano, le cui fonti, il clero tedesco, erano anche più accurate di quelle anglo-americane.
Ma gli Alleati, documenta il settimanale francese, non fecero nulla per aiutare gli ebrei dell’Europa occupata dai tedeschi.
(Non mi pare però di aver letto nel servizio qualcosa relativa alla fattiva collaborazione della Francia di Vichy alla cattura e alla deportazione degli ebrei di Francia).
In realtà la risposta che potrebbe venire dal Regno Unito e dagli States è semplice: noi facevamo la guerra alla Germania di Hitler, ecco cosa facevamo “anche” e indirettamente per gli ebrei.
E’ vero però che gli Alleati rimasero sordi alle richieste (giunte per vie traverse) ripetute e angosciate dei deportati di Auschwitz di bombardare il lager, anche quando, nel 1944, i bombardieri alleati avrebbero potuto raggiungere il campo e fare ritorno. L’obiezione, discutibile non discutibile non importa, è che era difficile immaginare che i deportati chiedessero di venire uccisi dalle bombe “amiche” piuttosto che dai torturatori nazisti: l’entità alienata dello sterminio non era percepita né percepibile.
Quello che invece il settimanale sembra ignorare è altro, meno noto e più profondo.
La propaganda bellica tedesca ripeteva all’infinito che la guerra era una guerra voluta dagli ebrei e per gli ebrei stessi. Questo martellamento aveva successo. Nessuno ama la guerra, nemmeno i pacifisti, e l’antisemitismo popolare non chiedeva altro, in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, che credere alla suggestione nazista.
Se l’antisemitismo è irrazionale (fuori dalla ragione e perciò difficile da sradicare) era irrazionale anche pensare che senza gli ebrei non ci sarebbe stata la seconda guerra mondiale (e naturalmente anche la prima e la guerra dei cent’anni), ma l’irrazionalità fa tanto più breccia quanto più è assurda, e l’irrazionalità antisemita ha “un cuore antico”.
Proprio per questa breccia che incrinava i muri delle opinioni pubbliche democratiche i governi di Londra e di Washington temevano di dare lo spazio, che pure sarebbe stato dovuto, alle notizie certe che arrivavano nei loro paesi. Il timore era che dare troppo rilievo alle stragi naziste avrebbe fatto il gioco della propaganda nemica.
In sintesi. Sì, è vero, gli Alleati avrebbero potuto fare qualcosa in più per la salvezza degli ebrei (ma non i diecimila camion chiesti nel ‘44 dai ricattatori tedeschi in cambio della vita degli ebrei ungheresi), è vero che Pio XII restò in silenzio persino quando vennero deportati gli ebrei di Roma sotto i suoi occhi, ma via, non confondiamo gli eserciti dei paesi democratici con gli stragisti hitleriani, non confondiamo la Chiesa con i boia nazisti, perché se tutti sono colpevoli, nessuno è colpevole.
E tuttavia quello che sfugge al settimanale francese è l’analogia di quanto denuncia (a ragione nei particolari, a torto nell’insieme del quadro storico), con alcun aspetti della situazione attuale.
I governi dei paesi democratici – segnatamente Francia e Gran Bretagna – che non esitarono a dare in pasto a Hitler la Cecoslovacchia in cambio di una pace disonorevole e di brevissima durata, di fatto aiutando Hitler a rendere più facile la conquista dell’Europa, assomigliano in qualche modo ai paesi democratici europei di oggi che paiono offrire la testa d’Israele in cambio di un breve rinvio di torbida e infida pace.
Non si può dire che siano stati i governi e i media europei a rinfocolare nelle opinioni pubbliche dei loro paesi l’antisemitismo, il cui veleno scorre oggi più veloce e in quantità maggiori di mezzo secolo fa, ma l’idea che lo Stato d’Israele sia in buona parte colpevole del diffondersi del terrorismo islamico, statale e non, che senza Israele non ci sarebbe l’atomica di Ahmadinejad, che Israele opprima i poveri palestinesi e per traslato tutti gli islamici del mondo, poverissimi anch’essi, che insomma sia Israele il principale ostacolo a una pace universale vera, questa idea ha fatto breccia. E’ bene constatarlo e poi ognuno si regoli come vuole.
Roma, 10 mar. (Apcom) - L'Alto Commissario delle Nazioni Unite
per i Diritti Umani, Navi Pillay, si è detta "preoccupata" per
alcune norme del "pacchetto sicurezza" adottato in Italia. In particolare, la dirigente sudafricana nel corso di un'audizione alla Commissione Diritti Umani al Senato, ha sottolineato come i diritti umani "ne risentono" quando vengono impiegati i militari a pattugliare le città o vengono istituite le ronde. "Continuo ad essere preoccupata quando il pacchetto sicurezza rende lo status di clandestinità un'aggravante per chi commette un crimine comune", ha detto la Pillay che ha invitato i politici ad assicurarsi che i "migranti non siano discriminati, denigrati e attaccati".
La scomparsa della più alta autorità del mondo islamico sunnita, il rettore dell’università di Al-Azhar. Contestato per alcune prese di posizione, ma figura coraggiosa, che ha cercato di armonizzare le esigenze della fede e dell’etica islamica con le situazioni complesse del mondo contemporaneo.