Obama si è sbagliato sul significato della sua elezione – L.M. Le Figaro Traduzione Hurricane 53
Francis Fukuyama è docente di scienze politiche alla John Hopkins University di Washington. È conosciuto per il libro “La fine della storia e l'ultimo uomo”.

Francis FUKUYAMA. - Obama si è certamente sbagliato sul significato della sua elezione. L’ampia maggioranza che ha raccolto nel 2008 non intendeva spostare le linee della politica americana verso sinistra, come era accaduto sotto Roosevelt, piuttosto esprimere un voto di protesta contro George W. Bush. Molti elettori indipendenti, di centro, che di solito votavano repubblicano gli hanno dato il voto. Ma, Obama ha lanciato immediatamente riforme sociali ambiziose. Il piano di rilancio, il salvataggio dell'industria automobilistica, quindi il progetto sanitario ha spinto molta gente a concludere che egli non praticava una politica “al di là delle parti” come aveva promesso. Questa è la ragione per cui subito incontra tante resistenze.
Tuttavia durante la campagna gli analisti hanno molto enfatizzato questo desiderio di cambiamento che attraversava la società americana: o lei sostiene che questa società non è ancora pronta a grandi capovolgimenti?
Sì, è ciò che penso. Il voto dei giovani non è stato così ampio come si è detto. Gran parte dell’elettorato di Obama in realtà è venuto dal centro. Ma forse questo errore nell’analisi del presidente finalmente permetterà al nostro paese di operare una grande trasformazione. Se il presidente strappa al Congresso la riforma sanitaria, avrà svolto il compito principale. Le persone realizzeranno che essa porta reali vantaggi e che i timori sono infondati.
Le grandi riforme non vanno spesso contro corrente?
E’ vero. Ma si sbaglia quando si paragona il contesto in cui si colloca Obama a quello del 1932. Roosevelt aveva un reale mandato per operare un profondo cambiamento. Lo stesso fu anche per Reagan, non è il caso di Obama.
C'è qualche possibilità che la riforma sul clima per la riduzione delle emissioni di CO2 passi quest'anno?
A mio avviso, con questo Congresso, nessuna. Lo stesso vale per la riforma sull’immigrazione: è attuabile, ma al momento impossibile. Strappare la riforma sanitaria sarebbe già un arduo compito. Da cinquanta anni, tutti i presidenti hanno tentato di mettervi mano.
Alcuni sostengono che Obama non abbia il talento di Lyndon Johnson nel persuadere il Congresso …
Forse, ma bisogna capire che il Congresso è cambiato molto e che la vita politica oggi è molto più polarizzata. Questa polarizzazione deriva dal fatto che i diversi elettorati si nutrono delle catene di informazione che corrispondono alle loro scelte ideologiche. Questo spiega anche la scomparsa degli uomini dell'era Reagan, che erano repubblicani centristi, meno estremisti rispetto ad oggi.
Che cosa ha compiuto il presidente in materia di politica estera?
Ha fatto la cosa più facile: cambiare il tono della diplomazia americana, dimostrare che essa non conta solo sulla forza militare. Ha fatto aperture verso l'Iran e la Corea del Nord, era prevedibile che esse non avrebbero avuto grande successo. Questo gli permetterà di ritornare ad una politica più dura. Al momento non si può parlare di successo o di fallimenti. La politica afgana avrebbe potuto essere più prudente, tuttavia non la si può neppure considerare irragionevole. Personalmente, non sono per il ritiro dall’Afganistan ma non sono certo che sia appropriato aggiungere un numero elevato di militari. Negli anni ‘80, il fatto che i democratici abbiano ridotto la forza lavoro nell'esercito, ha spinto i militari ad essere più efficienti nella formazione dei quadri locali. Il rischio dell’invio di altre truppe è che i soldati americani non considerano chiaramente quale sia l'urgenza sul posto: abbiamo diciotto mesi per iniziare a passare la mano. Se si avvera quello che è un fallimento, bisognerà andarsene.
L'Afganistan può diventare la trappola che farà fallire questa presidenza?
Non a breve termine. Il rischio di un fallimento è elevato sull'Iran o sul Pakistan. Il rischio di una guerra nel Golfo Persico è una possibilità reale, poiché è probabile che gli iraniani oltrepasseranno ciò che gli Israeliani considerano come una linea rossa. Un'azione militare israeliana è una opzione reale.
Gli americani non hanno gli strumenti per dissuadere Israele a colpire l'Iran?
L'Amministrazione Obama non ha certamente nessun interesse a far scoppiare una guerra contro l'Iran, ma non penso che abbia la capacità, né la volontà politica, di fermare Israele. Questa Amministrazione si preoccupa di limitare i danni. Del resto la questione nordcoreana mostra i limiti delle iniziative diplomatiche. Se l'Iran decide di proseguire con il suo programma nucleare, avremo delle difficoltà nel gestire le conseguenze militari.
Questa impotenza non rivela il declino dell'ordine americano e, più in generale, di quello occidentale?
Se la crisi degenerasse, effettivamente dimostrerà ciò. Ma se Obama non viene coinvolto nella questione iraniana o in quella pakistana e passasse la su riforma sanitaria, potrebbe certo diventare un grandissimo presidente.
L.M. Le Figaro Traduzione Hurricane 53
[...] Link fonte: Obama si è sbagliato sul significato della sua elezione – L.M. Le … [...]