Ebrei d’Albania, salvati tutti dalla Shoà grazie al re musulmano Zog

StoriaEbrei d’Albania, salvati tutti dalla Shoà grazie al re musulmano Zog

di Alessandra Boga

Ieri, 24 aprile, è stato commemorato Yom HaShoà, il Giorno del Ricordo della Shoà e oggi è la Festa della Liberazione dal nazifascismo in Italia. In due giornate così importanti possiamo ricordare che ci sono stati alcuni Paesi europei che non sacrificarono neanche uno dei loro ebrei. Esattamente come fece l’Albania – come la Danimarca la Bulgaria – benchè in gran parte musulmana, ragion per cui oggi è definita dallo Stato ebraico “Giusta tra le Nazioni” in quanto Paese a maggioranza non ebraica che salvò i suoi cittadini ebrei dallo sterminio. Sembra un miracolo, anche considerando gli abituali rapporti tra i Paesi islamici e gli ebrei. L’Albania, all’epoca governata anche da un re musulmano, (Ahmet) Zog I il cui regime era per certi aspetti simile a quello fascista, salvò i 200 ebrei già presenti al suo interno e ne accolse altri 1.800, così divenne l’unico Paese europeo in cui al termine della guerra vivevano molti più ebrei che all’inizio del conflitto: da 200 erano arrivati ad essere circa 2.000. Un grande flusso di ebrei era arrivato nel Paese dall’Europa centrale nel 1933 per sfuggire alle persecuzioni. Furono aiutati dalla comunità ebraica albanese, riconosciuta ufficialmente nell’aprile del 1937. Immediatamente ai profughi furono concessi permessi di soggiorno albanesi perché essi potessero lavorare regolarmente sul territorio  e nel 1939, quando l’Albania fu invasa dall’Italia fascista, il sovrano ordinò a tutti i consolati del Paese di rilasciare passaporti albanesi a qualsiasi ebreo ne avesse fatto richiesta. In ogni caso ordinò alle dogane di aprire loro le frontiere anche senza visto. Non meno coraggiosi furono comuni cittadini musulmani albanesi delle montagne: essi, in ottemperanza ad un loro caratteristico codice, il Kanun (Canone), che comprendeva la Besa (Bèessa), ossia l’onore, salvarono numerosi ebrei, e oggi sono anch’essi ricordati tra i “Giusti tra le Nazioni” Israele. La Besa, in particolare, impone di salvare qualunque vita minacciata anche a rischio della propria, sia che si tratti della vita di un albanese che di quella di uno straniero – anzi, la parola “straniero” non è proprio contemplata –.

Anche dopo il ’43, quando arrivarono i nazisti tedeschi, le autorità albanesi rifiutarono di consegnare loro i nomi dei cittadini ebrei nonostante l’ovvio rischio di ritorsioni.  Ciò continuò anche quando Zog era stato costretto all’esilio dall’occupazione italiana fascista e al potere c’era il “governo fantoccio” di un altro musulmano, Mehdi Frashëri. Per tutti questi motivi gli ebrei albanesi, oggi solo 50 anche a causa della povertà del Paese, definiscono il periodo monarchico come la loro “età dell’oro”. In ogni caso nel 2010 venne costruita una nuova sinagoga a Tirana e furono restaurare tutte le sinagoghe già presenti in Albania.

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