Tuesday, February 9, 2010
 

22:49 Usa/Soldato confessa: “Waterboarding” a mia figlia di 4 anni

New York, 8 feb. (Apcom) - Joshua Tabor, un soldato dell'esercito americano, ha sottoposto la figlia di 4 anni a "waterboarding", la tecnica di annegamento simulato, considerata una tortura, e usata dalla Cia per interrogare i terroristi. La bambina, ha confessato il soldato, è stata punita perchè si rifiutava di imparare l'alfabeto. Ho scelto il "waterboarding", ammette Tabor, proprio perchè mia figlia è "terrorizzata dall'acqua".
 

Se la pura verità è fuori moda

di Yair Lapid

Dopo aver a lungo rinviato, di recente ho finalmente guardato il film di Alan Dershowitz “The Case for Israel” (La causa a favore di Israele). Il celebre avvocato americano apre il film dichiarando di essere sia pro-Israele che pro-palestinese, e di sostenere la soluzione a due stati, ma…

Dershowitz non è né un filosofo né un cineasta. Non è nemmeno di destra. Ci siamo abituati all’idea che la causa di Israele venga difesa solo da membri della destra, e invece Dershowitz sostiene Israele proprio perché è un professore di legge di sinistra, presso l’Università di Harvard dove si occupa di diritti umani.

Con che coraggio definiscono Israele uno stato da apartheid? si domanda con genuino stupore. La società araba è marchiata dall’apartheid ai danni delle donne, degli omosessuali, dei cristiani, degli ebrei e della democrazia. I gay vengono impiccati in Arabia Saudita, in Sudan è in corso un genocidio, un po’ in tutto il mondo arabo delle donne vengono uccise per non aver indossato il velo giusto o per essersi innamorate dell’uomo sbagliato. Eppure, nonostante tutto questo, le ultime otto risoluzioni delle Nazioni Unite riguardanti i diritti umani si occupano tutte, guarda caso, di Israele: l’unico stato in tutta la regione dove le minoranze hanno diritto di voto, un paese nel cui parlamento siedono deputati arabi praticamente dal suo primo giorno.

Davvero alla sinistra mondiale, e alla sinistra israeliana, importa così poco del terrificante regime dei talebani, della orrenda repressione delle donne negli stati del Golfo, delle kermesse di impiccagioni di massa organizzate in Iran?

Davvero non è capace di vedere che tutti i posti di blocco in Cisgiordania, che indubbiamente causano continue sofferenze umane, verrebbero smantellati nel giro di ventiquattr’ore se solo i palestinesi fossero abbastanza cortesi da smetterla di cercare di ammazzare gli ebrei?

E com’è che si parla sempre e solo dei 750mila profughi palestinesi, dimenticandosi regolarmente degli 800mila profughi ebrei buttati fuori dai paesi arabi?

Come mai nessuno ricorda che i palestinesi hanno già avuto come minimo quattro occasioni concrete di istituire il loro stato, e che ogni volta hanno preferito tornare al terrorismo?

E chi è che ha il coraggio di definire “muro dell’apartheid” la barriera di sicurezza trascurando il fatto che venne eretta, in conformità al diritto internazionale, solo dopo che più di mille israeliani erano stati assassinati in meno di tre anni di attentati e stragi?

Guardando il film di Dershowitz, anziché felicitarmi per l’opera ben fatta mi sono sentito un po’ stupido. In fondo anch’io, come qualunque altro israeliano, conosco perfettamente tutti questi dati di fatto, e dunque com’è che siamo sempre sulla difensiva, sempre lì a giustificarci e a discolparci, sempre perdenti nella battaglia per l’opinione pubblica globale?

È vero, naturalmente, che milioni di petrodollari vengono impiegati per alimentare la propaganda anti-israeliana. Ma come diavolo siamo riusciti ad arrivare al punto che la verità – la pura e semplice verità fattuale – è diventata fuori moda?



(Da: YnetNews, 1.02.10)
 

La diplomazia iraniana

Ancora una volta la diplomazia iraniana da il "meglio" di se: Manoucher Mottaki, il ministro degli esteri del criminale regime terroristico guidato dal nano pazzo di Teheran, ha dichiarato davanti alle telecamere di Al Jazeera che "Israele è una nazione pazza abitata da gente pazza".
L'intervista era incentrata sulla possibilità che Israele possa attaccare le installazioni nucleari iraniane: ovviamente il "responsabile" della politica estera del regime teocratico  non contempla questa eventualità perchè secondo lui Israele sa benissimo quale sarà la risposta iraniana ad un eventuale attacco.

Quello che forse non risulta chiaro ai sostenitori del terrorismo internazionale è che Israele non aspetterà certo di trovarsi un ordigno nucleare alla porta di casa prima di intervenire. Lo ha fatto con l'Irak di saddamm hussein e con la Siria di assad: certo la strategia per sventare la seria minaccia rappresentata dalla corsa all'arricchimento dell'uranio di Teheran non potrà essere la stessa adottata nei casi precedenti, ma di sicuro Israele saprà muoversi a tempo debito.


 

DANIEL PIPES: Caro presidente Obama, e’ il momento di attaccare

Una forte maggioranza - il 57, il 52, il 58, il 61 e ancora il 61 per cento - è già favorevole all'uso della forza
 

Pezzo in lingua originale inglese: How to Save the Obama Presidency: Bomb Iran

di Daniel Pipes
 

Abitualmente non offro consigli a un presidente alla cui elezione ero contrario, che persegue degli obiettivi che temo e delle linee politiche che non condivido. Ma qui ho un'idea affinché Barack Obama salvi la sua traballante amministrazione, facendo un passo a tutela degli Stati Uniti e dei suoi alleati. Se la personalità, l'identità e la celebrità di Obama incantarono nel 2008 la maggioranza dell'elettorato americano, nel 2009 queste stesse qualità si sono dimostrate inadeguate per governare. Obama non è riuscito a mantenere l'impegno per quanto riguarda il problema dell'occupazione e la riforma sanitaria, ha fallito nei tentativi di politica estera tanto piccoli (per esempio assicurarsi le Olimpiadi del 2016) quanto di vasta portata (rapporti con Cina e Giappone). L'operato del controterrorismo a malapena supera il test della risata. Questa esigua performance ha provocato un crollo senza precedenti nei sondaggi e la sconfitta in tre importanti elezioni suppletive, culminando due settimane fa in una sorprendente sconfitta senatoriale in Massachusetts. I tentativi di Obama di "resettare" la sua presidenza probabilmente falliranno se egli si concentrerà sull'economia, dove lui è solo uno degli innumerevoli attori. Obama ha bisogno di un gesto plateale per cambiare l'immagine che l'opinione pubblica ha di lui come campione dei pesi leggeri, raffazzonando ideologi, preferibilmente in un'arena dove la posta è molto alta e dove lui può battere le aspettative. Una simile opportunità esiste: Obama può dare ordini all'esercito di distruggere la capacità di produzione delle armi nucleari di Teheran. Le circostanze sono propizie. Innanzitutto le agenzie di intelligence Usa hanno ribaltato i contenuti dell'assurdo National Intelligence Estimate (NIE) del 2007, quel rapporto che asseriva con «un ampio margine di probabilità» che Teheran aveva «sospeso il suo programma di armamento nucleare». Nessuno (a parte i governanti iraniani e i loro agenti) nega che il regime si sia buttato a capofitto nella costruzione di un ampio arsenale nucleare. In secondo luogo, se i leader di Teheran dalla mentalità apocalittica avessero la Bomba, essi renderebbero il Medio Oriente ancor più instabile e pericoloso. Potrebbero utilizzare le loro armi nella regione, portando a eccidi e distruzione. E alla fine, potrebbero lanciare un attacco a impulsi elettromagnetici contro gli Stati Uniti, devastando completamente il Paese. Eliminando la minaccia iraniana, Obama protegge la patria e invia un messaggio agli amici e ai nemici degli americani.

L'impianto nucleare di Qum in una foto scattata il 26 settembre 2009 da 423 miglia nello spazio e fornita da GeoEye.
In terzo luogo, i sondaggi d'opinione mostrano un sostegno americano di lunga data per un attacco nucleare iraniano. Secondo il Los Angeles Times/Bloomberg del gennaio 2006, il 57 per cento degli americani è a favore di un intervento militare qualora Teheran perseguisse un programma in grado di permetterle la costruzione di armi nucleari. Secondo Zogby International dell'ottobre 2007, il 52 per cento dei potenziali elettori appoggia un attacco militare Usa per impedire all'Iran di costruire delle armi nucleari; il 29 per cento si oppone a una simile misura. Nel maggio 2009 viene chiesto agli intervistati da McLaughlin & Associates se siano d'accordo con «l'impiego dell'esercito [Usa] per attaccare e distruggere gli impianti in Iran che sono necessari per produrre un'arma nucleare», il 58 per cento di 600 potenziali elettori si dice a favore dell'uso della forza e il 30 per cento si dichiara contrario. Da Fox News, nel settembre 2009, viene chiesto «Sei favorevole o contrario all'impiego da parte degli Stati Uniti di un'azione militare che impedisca all'Iran di avere delle armi nucleari?» Il 61 per cento dei 900 iscritti alle liste elettorali si dice favorevole all'azione militare e il 28 per cento si dichiara contrario. Il Pew Research Center chiede nell'ottobre 2009 se è più importante «impedire all'Iran lo sviluppo di armi nucleari, pur implicando ciò l'impiego di un'azione militare» oppure «evitare un conflitto militare con l'Iran, pur implicando ciò il possibile sviluppo di armi nucleari». Il 61 per cento degli intervistati si dichiara favorevole della prima opzione e il 24 per cento mostra una preferenza per la seconda.

Non solo una forte maggioranza - il 57, il 52, il 58, il 61 e ancora il 61 per cento - è già favorevole all'uso della forza, ma dopo un attacco gli americani si stringeranno presumibilmente intorno alla bandiera, facendo salire rapidamente queste percentuali. In quarto luogo, se l'attacco americano si limitasse a distruggere gli impianti nucleari iraniani e non ad ambire a un cambio di regime, ciò richiederebbe pochi "scarponi sul terreno" e implicherebbe delle perdite piuttosto esigue, rendendo un attacco politicamente più appetibile.

Proprio come l'11 settembre ha indotto gli elettori a dimenticare i primi mesi di distrazione della presidenza di George W. Bush, un attacco contro gli impianti iraniani manderebbe l'inefficiente primo anno del mandato di Obama giù nel dimenticatoio e trasformerebbe la scena politica interna. Inoltre, un attacco accantonerebbe la riforma sanitaria, indurrebbe i repubblicani a lavorare con i democratici, farebbe protestare i netroots, provocherebbe un ripensamento negli indipendenti e farebbe andare in brodo di giuggiole i conservatori. Ma l'opportunità di fare benissimo è fugace. E dal momento che gli iraniani rafforzano le loro difese e parlano di armamenti, la finestra dell'opportunità è chiusa. Il momento di agire è adesso oppure il mondo diventerà presto un luogo molto più pericoloso.

Argomenti correlati: Iran, Politica estera statunitense


 

19:49 Iran/ Nucleare, Frattini: L’opzione militare sarebbe catastrofica

Roma, 8 feb. (Apcom) - L'opzione militare contro l'Iran sarebbe catastrofica, e la soluzione del braccio di ferro sul programma nucleare iraniano passa per la via di pressioni rafforzate su Teheran da parte della Comunità internazionale. Ad affermarlo oggi al quotidiano online Affaritaliani.it è stato il ministro degli Esteri Franco Frattini.
 

20:49 Mali/ Ostaggio francese, da autorità no a liberazione islamisti

Bamako, 8 feb. (Apcom) - Il Mali "non intende affatto" liberare fondamentalisti islamici attualmente detenuti nelle carceri del Paese, come ha chiesto al Qaida nel Maghreb islamico (Aqmi) in cambio del rilascio di un ostaggio francese. La stessa organizzazione terroristica ha rivendicato il sequestro di sei cittadini europei, due dei quali di nazionalità italiana: Sergio Cicala e la moglie Philomene Kaboré, originaria del Burkina Faso.
 

Turchia, sepolta viva: aveva amici maschi

Turchia in Europa? Magari ne riparliamo più avanti.

Hurricane 53

Sepolta viva dai familiari per aver stretto amicizia con alcuni ragazzi. È l’assurda vicenda che vede protagonista una 16enne di Kahta, villaggio della provincia turca sudorientale di Adiyaman. Il cadavere della ragazza, scrive l’agenzia Anadolu, è stato ritrovato dalla polizia seduto e con le mani legate, in una buca di due metri scavata nel giardino della casa di famiglia, sotto un recinto per i polli.

La polizia ha ritrovato il corpo in seguito a una segnalazione, 40 giorni dopo la denuncia della scomparsa della ragazza. Il ritrovamento risale a dicembre, ma solo in questi giorni la scientifica ha concluso la sua autopsia, arrivando alla conclusione che la ragazza è stata seppellita viva, come proverebbero tracce di terra ritrovate sotto le sue unghie e nel suo stomaco. «Secondo i nostri esami, la ragazza, che non aveva lividi sul corpo o tracce di narcotico o veleno nel sangue, era viva e del tutto cosciente quando è stata seppellita», ha detto una fonte giudiziaria anonima.

Il Giornale

 


 
 

17:19 Connectictut/ Riprendono ricerche, ma i dispersi sembrano pochi

New York, 8 feb. (Apcom) - Sono riprese questa mattina le ricerca dei dispersi tra i detriti della centrale elettrica di Middletown, nei pressi di Hartford, in Connecticut. L'esplosione, avvenuta ieri nell'impianto ancora in costruzione, ha causato la morte di almeno cinque persone e il ferimento di altre 12. Il bollettino delle vittime potrebbe essere più grave ma le stime di dozzine di morti circolate ieri non trovano riscontro: i vigili del fuoco sono in contatto con il 95 per cento dei circa 100 operai che lavorano all'impianto (meno della metà erano di turno ieri). Lo ha confermato il vice capo dei pompieri di Middletown, Al Santostefano.
 

18:16 Iran/ Usa e Ue condannano continue violazioni diritti dell’uomo

Washington, 8 feb. (Apcom) - Gli Stati Uniti e l'Unione europea hanno condannato oggi "le continue violazioni dei diritti dell'uomo" in Iran dopo le elezioni presidenziali del giugno 2009. In un comunicato diffuso simultaneamente dalla Casa Bianca e a Bruxelles, "gli Stati Uniti e l'Unione europea condannano le continue violazioni dei diritti dell'uomo in Iran dalle elezioni del 12 giugno scorso.
 

16:09 Iran/ Khamenei minaccia “un pugno in bocca” ai nemici di Teheran

Teheran, 8 feb. (Ap) - Nemici esterni e opposizione interna dell'Iran continuano ad essere due facce della stessa medaglia per l'establishment della Repubblica islamica iraniana. L'Ayatollah Ali Khamenei oggi ha minacciato di assestare un "pugno in bocca" a Stati Uniti, Gran Bretagna e Israele se l'opposizione scenderà in piazza il prossimo 11 febbraio per il 31esimo anniversario della Rivoluzione islamica.
 
 
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